
Ritorna l’autunno e la voglia di cucinare ritorna in pista nella cucina di quelcheinfrigo. In realtà non ci ha mai abbandonato, ma l’estate è frenetica ed ingorda e non si fa mai in tempo a fare foto! Sulle note di Estate di Bruno Martino, eccoci con la prima ricetta autunnale, cucinata per noi in una cucina catalana. E alla solita fame, uniamo la nostra curiosità, utilizzando un nuovo tubero mai visto né tantomeno cucinato prima. Dopo la scoperta del Topinambur, datata ormai 24 ottobre 2014, ecco a voi la Zuppa alla zucca catalana, aka Boniato.
Tempo di realizzazione | 50 minuti
Difficoltà | 2
Costo | 1.5€ a persona
Persone saziate | 4
Ingredienti principali | 3 Boniatos, 1/2 chilo di Zucca nostrana, 1 vasetto di Latte di Cocco
Ingredienti secondari | Zenzero, Semi di girasole, Lime, Aglio fresco, Olio di oliva, Sale
Fase 1 |¿Qué coño es eso? (cit)
Quelcheinfrigo fa l’esotico, ma in fondo in fondo… di che stiamo parlando? Prima di cucinare il nostro nuovo amico tubero, facciamoci un poco di cultura e capiamo cosa cucineremo. Se avete fame, passate liberamente e ciccionamente alla fase 2.

[source: Blog casa Pià]
Il Boniato è quindi una patata che vuole essere zucca, ma in fondo è una carota. E’ dolce per la sua grande quantità di zuccheri ed è particolarmente indicato per chi fa molta attività fisica e sport, quindi non per il team di quelcheinfrigo. E dopo questa dose di cultura, via a cucinare! Soundtrack consigliato: Il costume da torero, di Brunori Sas.
Fase 2 | Un tubero per amico
In questa prima vera fase della preparazione, la vostra pazienza sarà la vostra salvezza. Tagliate a cubetti il boniato e la zucca. Più piccoli saranno i pezzetti, meno dovrete aspettare per mangiarli. Accettate la sfida? In una padella scaldare l’olio di oliva – quello buono della penisola italica, perché è bello fare gli esotici però dai mo basta – con un tocchetto di zenzero già spellato. Aggiungere i mini-cubetti di zucca e boniato e coprire con l’acqua fino a sommergerli di un dito. Chiudere il tutto con un coperchio e lasciar cucinare fino a quando con una forchetta non si riesce a spappolare i cubetti (30 minuti se siete stati abbastanza bravi). Quando arriverà questo magico momento, se c’è ancora acqua, alzate la fiamma e togliete il coperchio per far evaporare il tutto. Altrimenti siete già pronti per aggiungere il latte di cocco. Cucinate il tutto per ulteriori 5 minuti e poi lasciar riposare dopo aver aggiustato di sale.
Fase 3 | Questione di textures
Le textures non sono solo pippe per renderisti, ma anche questioni di gusto. Nella cucina contemporanea si parla tanto della necessità di alternare textures nella stessa pietanza: croccante, granuloso, gommoso, cremoso, etc. O almeno così dicevano a Masterchef l’inverno scorso. Comunque siccome oggi ci sentiamo acculturati e google è già aperto, vi regaliamo al definizione di texture e poi davvero ce la mangiamo sta zuppa.
La Texture è la manifestazione sensoriale e funzionale delle proprietà strutturali, meccaniche e di superficie di un alimento che vengono rilevate mediante i sensi della vista, dell’udito, del tatto e durante la masticazione e la manipolazione [Sensory analysis-Methodology-Texture profile; ISO 11036].
Tutto questo per dire che se vi piace cremosa la zuppa, allora ve la frullate. Altrimenti la lasciate così com’é, magari dopo averla mescolata energicamente con un mestolo di legno. Alla vecchia!
Fase 4 | Toppings
Ultimi secondi a disposizione per rendere la vostra crema qualcosa di ancora più speciale. Tostate in padella dei semi di girasole, tagliate la parte verde dell’aglio fresco, spremete un poco di lime… e via sul divano davanti ad un bel film!
E se vi avanza un poco del nuovo amico tubero, perchè non utilizzarlo in una evergreen tortilla come ci insegna la nostra amica del Raval? Basta sostituirlo alle patate nella fantasiosa ricetta della Tortilla al curry e metterci sempre il solito abbondante amore!
Bon profit!